Garantiti ma scontenti

L’ad di Fiat, Sergio Marchionne, sfolgorante rottamatore della concertazione confindustrial-sindacale all’italiana e meno abile venditore d’auto, recentemente ha chiosato la situazione del nostro mercato del lavoro con la chiarezza che non gli difetta: “I diritti vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo”.
21 AGO 20
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L’ad di Fiat, Sergio Marchionne, sfolgorante rottamatore della concertazione confindustrial-sindacale all’italiana e meno abile venditore d’auto, recentemente ha chiosato la situazione del nostro mercato del lavoro con la chiarezza che non gli difetta: “I diritti vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo”. I dati comunicati ieri dalla Banca d’Italia gli danno ragione. Palazzo Koch prevede “un ampio miglioramento dei conti pubblici, nonostante la caduta attesa del pil”, ma le sue previsioni sul mercato del lavoro sono peggiori. Il tasso di disoccupazione giovanile, calcolato per la fascia d’età 15-34 anni (più rappresentativa di quella solitamente considerata, 15-24 anni), continua infatti ad aumentare: nel primo trimestre 2012 è salito al 17,8 per cento. Il tutto ovviamente ad articolo 18 invariato. Come dire che i giovani italiani saranno pure “garantiti” da questa norma introdotta nel 1970, che vieta i licenziamenti individuali per motivi economici, ma già oggi sono più disoccupati e scontenti di molti coetanei europei e americani. Nell’esame del ddl lavoro governativo, i parlamentari dovrebbero tenere conto di questi dati, senza farsi influenzare dalla retorica sui “diritti” e senza limitare ancora la flessibilità in entrata.
Superare il “dualismo” del mercato del lavoro – diviso tra ultraprecari under 35 e iper garantiti più anziani – è quello che torna a chiedere oggi la Commissione europea in un rapporto sulla “flexsecurity”. La riforma Monti-Fornero, pur sempre migliorabile, compie un deciso passo in questa direzione, nonostante le critiche dei confindustriali à la Emma Marcegaglia (che sembra d’un tratto essere diventata una thatcheriana di ferro, dopo aver rispedito al mittente la liberalizzazione del mercato del lavoro concepita nel 2011 dall’allora ministro Maurizio Sacconi). Secondo le anticipazioni, lo stesso documento di Bruxelles, accanto a una maggiore flessibilità – anche salariale –, suggerisce sgravi fiscali sul lavoro. E’ questa la strada per consentire ai giovani italiani di essere un po’ “meno garantiti” e un po’ “più felici”.